La Bottega Esoterica · Articolo 07

Alessandro VI

Protagonisti noti (e meno noti) dell’esoterismo

Alessandro VI nella cultura di massa, nella versione storica e nella visione di Pier Carpi.

Cari amici della Bottega Esoterica, il personaggio di cui parleremo in questo appuntamento è senza dubbio il più controverso di quelli sin qui raccontati. Confesso che ci ho pensato un bel po’ prima di preparare questa puntata, combattuto tra il desiderio di sfidare le convenzioni e la paura di venire equivocato nel proporre una narrazione alternativa.

Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, duecentoquattordicesimo Pontefice Massimo della Santa Chiesa di Roma, viene ricordato nell’immaginario collettivo come uno dei peggiori, se non il peggiore, papa di tutta la storia della cristianità, simbolo di corruzione, nepotismo, simonia, oltre che di perversione, incesto e di una condotta di vita estremamente dissoluta e libertina. In realtà, se si va oltre la premessa, si scopre che il papa spagnolo, in quanto a nefandezze, aveva una gran bella concorrenza. C’è stato chi, prima e dopo di lui, è riuscito a fare molto di peggio.

La leggenda nera dei Borgia

Come tutte le grandi famiglie legate alla Chiesa e al Vaticano — Borromeo, Farnese, Orsini, Colonna e Chigi — anche i Borgia hanno fornito alla storia di Roma e della civiltà cristiana occidentale un buon numero di personalità: aristocratici, nobili, politici, santi, uomini di potere e, ovviamente, anche pontefici. La famiglia Borgia, però, deve la sua terribile nomea alla cosiddetta “leggenda nera”, costruita sulle gesta di Alessandro VI e dei suoi figli, Cesare e Lucrezia.

Ad alimentare la propaganda furono inizialmente i suoi avversari politici italiani dell’epoca, a partire dalle famiglie di cui sopra, oltre che l’aperta avversione palesata nei confronti di Alessandro da Martin Lutero e Savonarola. Successivamente la drammatizzazione nella letteratura romantica ottocentesca consacrò il nome Borgia all’altare del male, della blasfemia e della perversione.

Hugo e Dumas, ad esempio, potrebbero sicuramente fornirci delucidazioni in merito. Ma è giusto anche ricordare che se la leggenda nera ha condizionato irrimediabilmente la nomea della famiglia Borgia, fin dai primordi c’era anche chi dissentiva da questa idea. Tra i sostenitori di Alessandro e della sua discendenza, dobbiamo ricordare Niccolò Machiavelli, che nella sua opera più famosa, Il Principe, non disdegna di lodare le gesta e le capacità del Valentino, Cesare Borgia.

Punto di vista discutibile, forse, quello del politologo e scrittore fiorentino, a sua volta famoso per le sue dichiarazioni e scelte controverse, ma sicuramente autorevole e rappresentativo di quell’epoca che, oltre al fiorire dell’arte e della cultura, visse di accese contraddizioni.

Il Ballo delle Castagne

Tornando ad Alessandro, sono numerosi gli eventi della sua vita e del suo pontificato rivisitati attraverso due diverse narrazioni: quella storica ufficiale e quella propagandistica. L’esempio più famoso è indubbiamente il Ballo delle Castagne.

Secondo il resoconto di Johann Burchard, italianizzato in Giovanni Burcardo, maestro di cerimonie pontificie, la sera del 30 ottobre 1501 Cesare Borgia organizzò un ricevimento presso i suoi appartamenti vaticani, invitando i notabili dell’epoca e un buon numero di prostitute di altobordo, le quali avrebbero danzato nude con i commensali e successivamente si sarebbero prestate a un gioco che le vedeva muoversi a carponi in mezzo agli ospiti per recuperare delle castagne sparse nella sala, il tutto alla luce di candelabri. La serata si sarebbe poi conclusa in un’orgia alla presenza di Alessandro e Lucrezia.

Dato per certo che feste e ricevimenti con la presenza di ballerine e cortigiane erano una consuetudine nelle corti rinascimentali, la versione storica ufficiale sconfessa quella di Burcardo, che pare sia stata a sua volta manipolata da terzi prima di essere diffusa: particolare, questo, che avvalora la tesi della cospirazione.

Quello che probabilmente accadde fu una festa di palazzo licenziosa senza i particolari scabrosi descritti nella cronaca, e verosimilmente senza la presenza di Lucrezia. La figlia del pontefice, infatti, era promessa sposa al duca Alfonso d’Este e per nessun motivo Alessandro avrebbe permesso che la sua reputazione si macchiasse per il coinvolgimento in un evento pubblico dai contorni fortemente ambigui, rischiando di compromettere un matrimonio che aveva una fondamentale valenza strategica e politica.

Un pontefice controverso

Quindi, chi era davvero Alessandro VI? Un uomo corrotto, avido di potere, a capo di una famiglia orribile che sottomise la Chiesa per il proprio arricchimento personale?

Un tiranno totalmente amorale, incestuoso, avvelenatore, animato unicamente dalla brama di potere e di distruzione, oppure un pontefice con un rapporto controverso con il celibato, ma allo stesso tempo un abile amministratore?

O ancora, un riformatore delle finanze e delle politiche vaticane, sotto il quale, a discapito di chi lo dipinse come bramoso del caos e della distruzione, la sicurezza a Roma migliorò decisamente?

Possiamo affermare con certezza che fu un profondo e colto amante dell’arte e un mecenate tra i più visionari e generosi. La sua corte accolse, protesse e finanziò numerosi artisti, uno su tutti il Pinturicchio. La verità sta sempre nel mezzo, recita un antico detto popolare, ma per cercare una definizione un po’ meno gergale, possiamo dire che Alessandro VI, alias Rodrigo Borgia, nel bene e nel male, incarnava appieno le caratteristiche, comprese le contraddizioni, dell’uomo rinascimentale. E possiamo anche affermare che, quando si analizzano personaggi e vicende della storia, è bene mantenere una posizione il più possibile oggettiva e limitarsi a narrare i fatti per come si sono svolti, ma Alessandro, in virtù della sua complessità e dell’alone di mistero che ancora lo avvolge, richiede per così dire un occhio di riguardo. Infatti, oltre alle due versioni classiche, ne esiste una terza che parte da un punto di vista molto particolare: è la visione di Pier Carpi, che ci restituisce un’immagine di papa Borgia decisamente alternativa.

La visione di Pier Carpi

«… la calunnia, come spesso accade, si è fatta storia.»

Partiamo da questa citazione, contenuta nel volume Storia della Magia, per descrivere il pensiero di Carpi su Alessandro VI: va premesso che deriva da fonti speculative più che storiche in senso stretto, ma questo particolare non ne penalizza la narrazione.

Secondo l’autore, infatti, tutto quello che di negativo è stato raccontato su Alessandro va ascritto esclusivamente alla propaganda malevola mossa contro di lui, a opera del “pavido e molle” patriziato vaticano che detestava le sue virtù e il suo carisma, oltre a non gradire ingerenze straniere in seno alla Chiesa.

Carpi, maestro della narrazione ucronica, ribalta totalmente il paradigma che riconosce al Borgia, al di là delle interpretazioni, un’immagine fortemente controversa. Le cronache che lo ritraggono come un despota smanioso di potere e dedito ad attività orgiastiche e criminali per Carpi sono anch’esse un puro parto di calunnie totalmente gratuite, mentre le sue decisioni, anche quelle che apparirono più incomprensibili o deviate, come ad esempio il nepotismo e la simonia, palesemente dichiarati e perseguiti con sorprendente disinvoltura, sarebbero state invece espressione di una visione altamente illuminata e non comprensibile per i non iniziati alla verità, dettate da una profonda conoscenza delle arti magiche, della divinazione e delle antiche discipline esoteriche, che avrebbero permeato interamente la vita, l’attività politica nonché la profonda e incrollabile fede del pontefice spagnolo.

Pier Carpi riconosce ad Alessandro VI lo status di iniziato e di Gran Maestro per quanto riguarda il sapere immutato e la sua trasmissione attraverso i riti segreti, al pari di Ermete Trismegisto, Pitagora e Cagliostro. Per farlo, attinge anche a fatti storici documentati, come la protezione offerta a Pico della Mirandola, tacciato di eresia e perseguitato dalla Santa Inquisizione, e la cacciata da Roma delle truppe dell’arrogante sovrano Carlo VIII di Francia, dopo un’eroica resistenza del pontefice, asserragliato nella fortezza di Castel Sant’Angelo. Eventi realmente accaduti, che senza dubbio rimarcano l’intelligenza e la sagacia di Alessandro, ma che nella versione di Carpi si ammantano di un’enfasi forse eccessiva.

Ma quando si parla di Pier Carpi il concetto di eccesso ricorre sistematicamente.

Tuttavia, è limitante etichettare Alessandro VI semplicemente come eccessivo. Perché ridurlo a un semplice aggettivo quantitativo? Trovo più adeguato il termine non incasellabile.

La ricerca e i punti di vista

In questi tempi siamo continuamente stimolati dai media, dalla politica e da una società sempre più omologata e performante a collocarci, a riconoscerci in questo o in quel modello di pensiero o stile di vita con una pressione talmente forte che in molti ne fanno un bisogno personale irrinunciabile. Come affermo sempre, la Bottega Esoterica non ha intenti di convincimento; tantomeno pretende di avere la verità in tasca.

Ma se dal nostro breve racconto su Alessandro VI possiamo trarre un insegnamento, o meglio un consiglio, è lo stesso che ripetiamo da sempre: se il sommo Dante detestava gli ignavi al punto di metterli all’Inferno è anche vero che ci vuole prudenza nel prendere posizione, perché ciò che ci appare semplice e scontato può non rivelarsi tale, perché la storia non è solo quella che leggiamo sui libri, ma quella che tutti noi creiamo e aggiorniamo di continuo vivendo le nostre vite. E la storia non è un fenomeno statico, ma può essere rivalutata, riscritta, può girare come una ruota, così come la verità, alla stregua delle bugie, può non essere sempre e solo “una”, o almeno bisogna considerare più punti di vista.

Una cosa è certa: se vogliamo trovare la verità, quella assoluta, la stessa alla quale anelavano i protagonisti dell’esoterismo e delle nostre storie, non possiamo esimerci dal ricercarla. E per farlo nel modo migliore, il consiglio è di ispirarsi a una massima di Aristotele:

«Più un uomo studia, più diventa umile, perché studiando prende coscienza dell’immensità della sua ignoranza.»

Un caro saluto e appuntamento alla prossima storia, qui nella Bottega Esoterica.