La voce del Calamaio · Riflessioni e letteratura

Quando gli animali impararono a parlare agli uomini

Quando gli animali impararono a parlare agli uomini

Un viaggio nella letteratura che ha dato voce al mondo invisibile

C’è una domanda che attraversa la storia della letteratura come una traccia silenziosa nel bosco: cosa pensano gli animali?

Per secoli l’uomo ha osservato gli animali da lontano. Li ha cacciati, addomesticati, venerati, temuti. Ma soprattutto li ha raccontati. E raccontandoli ha finito per raccontare se stesso.

La letteratura è forse il più straordinario tentativo mai compiuto di attraversare quel confine invisibile che separa l’essere umano dalle altre creature viventi. Un confine che la scienza studia, che la filosofia interroga e che gli scrittori, da sempre, cercano di oltrepassare con l’immaginazione.

Dai primi del Novecento fino ai nostri giorni, gli animali hanno smesso di essere semplici comparse o simboli allegorici. Sono diventati protagonisti. Individui. Coscienze. Destini.

E in molti casi hanno finito per insegnarci qualcosa che avevamo dimenticato di noi stessi.

Il secolo degli animali

Se il Novecento è stato il secolo delle grandi rivoluzioni tecnologiche e sociali, è stato anche il secolo in cui gli animali hanno conquistato uno spazio sempre più profondo nella narrativa.

Quando Jack London pubblicò Il richiamo della foresta e successivamente Zanna Bianca, compì qualcosa di rivoluzionario: raccontò il mondo attraverso gli occhi di un cane-lupo.

Non era più l’uomo a osservare l’animale.

Era l’animale a osservare l’uomo.

London trasformò la natura in un personaggio vivo e pulsante, dimostrando che l’istinto, la paura, il coraggio e la libertà non appartengono soltanto agli esseri umani.

Pochi decenni dopo arrivò George Orwell con La fattoria degli animali. In quel caso gli animali non erano soltanto creature viventi, ma diventavano specchio delle ambizioni, delle debolezze e delle tragedie della politica umana.

Poi vennero gli uccelli malinconici di Richard Bach, il gabbiano Jonathan Livingston che trasformò il volo in una metafora della libertà, e più tardi il mondo poetico di Luis Sepúlveda con Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, dove amicizia e diversità diventano una lezione universale.

Ogni autore apriva una finestra diversa sul medesimo mistero.

Gli animali come messaggeri dell’anima

La letteratura ha compreso molto presto una verità semplice: gli animali non sono soltanto personaggi.

Sono messaggeri.

Il cavallo incarna la libertà. Il cane la fedeltà. Il gatto l’indipendenza. Il lupo la paura e il richiamo dell’ignoto. L’uccello il desiderio di superare i limiti. La balena la grandezza del mistero.

Pensiamo a Moby Dick. La balena bianca non è soltanto un animale. È l’ossessione, l’assoluto, l’incomprensibile.

Pensiamo al cane Argo nell’Odissea: pochi istanti di narrazione bastano per consegnarci una delle più struggenti rappresentazioni della fedeltà mai scritte.

Spesso gli animali riescono a comunicare ciò che gli uomini non riescono nemmeno a confessare.

Per questo continuano a commuoverci.

Gli animali più presenti nella letteratura

Se dovessimo stilare una piccola classifica delle creature che hanno maggiormente popolato libri e racconti, probabilmente troveremmo:

1. Il cane 2. Il cavallo 3. Il gatto 4. Il lupo 5. L’uccello 6. La volpe 7. L’orso 8. La balena 9. Il corvo 10. Il coniglio Non è un caso. Sono animali che vivono ai margini della nostra esperienza quotidiana o che da sempre condividono con noi lo stesso cammino. Creature abbastanza vicine da poter essere comprese e abbastanza lontane da continuare a sembrarci misteriose. Gli scrittori e i loro compagni di vita Molti autori hanno amato profondamente gli animali. Ernest Hemingway viveva circondato da gatti, alcuni dei quali dotati di sei dita. Ancora oggi la sua casa di Key West ne custodisce i discendenti. Virginia Woolf dedicò una celebre biografia al cane Flush. Doris Lessing scrisse pagine memorabili sul rapporto tra esseri umani e felini. Persino Franz Kafka popolò le sue opere di creature enigmatiche che riflettevano il disagio esistenziale dell’uomo moderno. In molti casi l’animale non era soltanto un compagno di vita. Era una fonte di osservazione continua. Uno specchio.

Dalla favola all’anima Negli ultimi anni la letteratura ha compiuto un passo ulteriore. Non si è limitata a usare gli animali come simboli o metafore. Ha cercato di immaginare il loro dolore, la loro memoria, la loro percezione del mondo. Un esempio straordinario è Anima di Wajdi Mouawad. In questo romanzo potente e spiazzante, la narrazione passa di creatura in creatura. Gatti, cani, cavalli, uccelli e molte altre specie osservano gli esseri umani e raccontano ciò che vedono. È una scelta narrativa audace, quasi vertiginosa. L’uomo non è più il centro della storia. Diventa un essere osservato. Giudicato. Talvolta persino compianto. Mouawad compie una sorta di rivoluzione dello sguardo: ci costringe a vedere noi stessi attraverso gli occhi di chi non appartiene alla nostra specie. Ed è forse qui che la letteratura raggiunge una delle sue vette più alte: quando riesce a trasformare l’altro in una voce credibile, viva, necessaria.

Gli animali nella narrativa contemporanea La letteratura del XXI secolo sta riscoprendo il mondo animale con una sensibilità nuova. Non più soltanto creature simboliche, ma esseri viventi inseriti in un equilibrio fragile che l’uomo sta alterando. Nei romanzi di Margaret Atwood gli animali diventano spesso indicatori della crisi ambientale. Nelle opere di Haruki Murakami i gatti rappresentano porte segrete verso realtà invisibili. In molti autori contemporanei il rapporto tra uomo e animale diventa un modo per interrogarsi sul futuro del pianeta, sulla responsabilità e sulla convivenza. Per la prima volta forse non ci chiediamo soltanto cosa gli animali possano insegnare a noi. Ci chiediamo cosa stiamo insegnando noi a loro. Quanto gli animali hanno influenzato la letteratura? Più di quanto immaginiamo. Dagli animali abbiamo preso il senso dell’avventura, la capacità di vivere il presente, l’istinto di sopravvivenza, il linguaggio del corpo, il branco, il territorio, il silenzio. Abbiamo rubato i loro comportamenti e li abbiamo trasformati in metafore.

Il volo è diventato sogno. La migrazione nostalgia. La caccia desiderio. L’ibernazione attesa. Il branco appartenenza. Molte delle immagini più potenti della letteratura nascono proprio dall’osservazione del mondo animale. E cosa resta ancora da raccontare? Forse moltissimo. La letteratura ha spesso immaginato cosa gli animali pensino degli uomini. Ma raramente ha raccontato fino in fondo ciò che gli animali percepiscono del pianeta che condividiamo. Come vedrebbe il mondo un lupo che attraversa una foresta sempre più piccola? Cosa racconterebbe una balena che da decenni ascolta il rumore delle navi? Che memoria custodiscono gli elefanti? Che sogni fanno i cani?

E soprattutto: come raccontano il dolore gli animali? Forse il grande romanzo del futuro sarà proprio quello che riuscirà a narrare la coscienza animale senza trasformarla in una copia della nostra. Oltre le fiabe Ridurre gli animali alle sole fiabe sarebbe un errore. Nelle fiabe parlano. Nei grandi romanzi vivono. Soffrono. Scelgono. Combattono. Amano. Diventano reali. Ed è proprio questa la grande magia della letteratura: rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto. Forse non sapremo mai davvero cosa pensi un cane osservando il suo padrone o un gatto affacciato alla finestra in una sera d’inverno. Ma grazie agli scrittori possiamo avvicinarci a quel mistero.

E scoprire che, in fondo, ogni animale raccontato bene parla sempre di due mondi. Del suo. E del nostro. Perché la letteratura non ha dato una voce agli animali. Ha insegnato agli uomini ad ascoltarla. E forse, in un’epoca in cui ascoltiamo sempre meno la natura e sempre più il rumore prodotto da noi stessi, gli animali continuano a essere gli ultimi grandi narratori del silenzio. (Chiusura) Grazie per avermi accompagnato fino all’ultima parola di questo viaggio. Io sono Alessio Maria Maffei e anche questa volta ho dato voce a un nuovo capitolo de La Voce del Calamaio, uno spazio dedicato alle riflessioni, alle emozioni e ai sentimenti che la letteratura sa custodire e restituire.

Grazie per l’ascolto, per il tempo che ci avete donato e per aver condiviso con noi questo momento di parole e di cuore.

Alla prossima storia, alla prossima emozione.