Recensione · Narrativa italiana

Il morto presunto

Un uomo vivo, morto per l’anagrafe: un romanzo tra ironia, burocrazia e bisogno di essere riconosciuti.

Copertina di Il morto presunto di Piera Rampino
Il morto presunto · Piera Rampino · Agenzia Alcatraz · Labirinti · 2025

La recensione

«… Cosimo, in fondo, era morto da troppo poco per aver maturato una solida esperienza sul campo».

Il morto presunto di Piera Rampino, pubblicato da Agenzia Alcatraz nella collana Labirinti il 7 novembre 2025, è un romanzo originale e sorprendente, capace di partire da un’idea assurda per affrontare temi molto più profondi.

Un uomo vivo che risulta morto all’anagrafe: una premessa paradossale, quasi comica, che apre la strada a una serie di situazioni grottesche e mette in luce le contraddizioni di una burocrazia incapace di riconoscere l’evidenza. Ma dietro questo meccanismo surreale si nasconde una riflessione sull’identità, sulla famiglia, sulla solitudine e sulla difficoltà di conoscere davvero le persone che ci stanno accanto.

È proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: la capacità dell’autrice di trasformare un assurdo inconveniente burocratico in qualcosa di profondamente umano. Cosa succede quando la realtà che viviamo non coincide più con quella ufficiale? E quanto della nostra identità dipende dallo sguardo degli altri? Domande che sembrano paradossali, ma che finiscono per toccare corde molto concrete.

La burocrazia, con i suoi automatismi e la sua ostinata indifferenza, diventa quasi un personaggio a sé, contro il quale il singolo sembra avere poche possibilità di difesa. Fa sorridere, certo, ma lascia anche l’amaro in bocca. Dietro le situazioni più assurde si avverte infatti un senso di impotenza familiare a chiunque si sia trovato a dover dimostrare qualcosa che dovrebbe essere evidente.

Eppure, il romanzo dà il meglio di sé quando si allontana dalla dimensione puramente burocratica per concentrarsi sui rapporti umani. È qui che la vicenda acquista maggiore profondità, portando alla luce incomprensioni, distanze e fragilità che spesso rimangono nascoste nella quotidianità.

La famiglia è il luogo in cui crediamo di conoscere meglio gli altri, eppure la vicinanza non sempre significa comprensione. Condividiamo abitudini, ricordi e anni di vita, ma possiamo continuare a ignorare una parte importante di chi ci sta accanto. A volte finiamo per vedere gli altri soltanto attraverso il ruolo che occupano nella nostra esistenza, dimenticando che dietro quell’immagine c’è una persona con pensieri, desideri e fragilità che forse non abbiamo mai davvero conosciuto.

È una riflessione che ho trovato particolarmente interessante, perché suggerisce una forma di invisibilità meno evidente di quella burocratica, ma forse ancora più dolorosa: quella di chi, pur essendo presente, non si sente visto, ascoltato o compreso. Si può essere vivi e, nello stesso tempo, sentirsi cancellati agli occhi degli altri. Ed è proprio questo contrasto a rendere la premessa del romanzo qualcosa di più di un semplice espediente narrativo.

Anche la solitudine emerge in questa prospettiva: non soltanto come assenza di persone, ma come distanza emotiva, come sensazione di non essere compresi nemmeno da chi ci è più vicino. L’assurdo diventa così uno strumento per raccontare una condizione profondamente umana, invitandoci a riflettere su quanto sia facile dare per scontate le persone e su quanto poco, a volte, riusciamo a vedere davvero chi ci sta accanto.

«L’amore di Franca era svanito per sempre. Gli era scoppiato tra le mani non appena aveva tentato di sfiorarlo. Non era rimasto nulla.»

Scrittura e stile narrativo

Sul piano stilistico, Rampino dimostra una notevole capacità di intrecciare ironia, grottesco e amarezza, dando vita a una narrazione originale e coinvolgente. La sua scrittura è scorrevole e vivace; il ritmo accompagna con naturalezza gli sviluppi della vicenda e le situazioni paradossali mantengono viva la curiosità, lasciando spazio a riflessioni che vanno ben oltre la dimensione comica. L’ironia che caratterizza tutta la narrazione diventa così uno strumento efficace per mettere in luce le contraddizioni della burocrazia e le fragilità dei rapporti umani, senza appesantire mai il racconto.

Il punto di forza del romanzo Il morto presunto è proprio la capacità di trasformare una premessa surreale in una riflessione autentica sul bisogno di essere riconosciuti. Dietro gli equivoci e le situazioni grottesche si nasconde uno sguardo attento alle dinamiche familiari e alla difficoltà di conoscere davvero chi ci sta accanto.

È questo l’aspetto che più mi ha colpita: quanto sia facile dare per scontate le persone che fanno parte della nostra vita, finendo per confondere ciò che crediamo di sapere di loro con ciò che sono realmente. Una riflessione delicata e attuale, che invita a guardare oltre le apparenze e a riscoprire il valore dell’ascolto.

Consiglierei Il morto presunto a chi ama le storie fuori dagli schemi, capaci di unire leggerezza e profondità, ironia e introspezione. Un romanzo intelligente e sorprendente, che diverte, stimola la riflessione e lascia qualcosa su cui continuare a pensare anche dopo aver terminato la lettura.

Due parole sulla scrittrice

Piera Rampino vive tra Bolzano e Bressanone, città in cui è nata. Laureata in giurisprudenza e appassionata di lingue e letteratura, si occupa di revisione e analisi di testi normativi. Ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari: con il racconto Gli altri si è classificata al secondo posto del Premio Hypnos 2023, mentre il suo romanzo Il morto presunto è stato selezionato nella sezione inediti del Premio Città di Como. Con il romanzo inedito L’ora di Pace si è classificata al terzo posto nella IV edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.

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