Thriller storico · Recensione
Risplendere senza consumarsi: il fuoco silenzioso dell’anima
Una storia di guerra, memoria e resistenza umana, tra Dachau e la Trieste occupata.
«Là, dove bruciano i libri, alla fine verranno bruciati anche gli esseri umani».
In attesa dell’uscita del nuovo libro di Ilaria Tuti, prevista per giugno 2026, mi accingo a rileggere Risplendo non brucio, edito da Longanesi e pubblicato il 1° ottobre 2024. Un thriller storico che mescola indagine, memoria e riflessioni morali. Ambientato durante la Seconda guerra mondiale, il romanzo è una profonda riflessione sulla capacità di sopravvivere e di rimanere umani quando tutto intorno sembra aver smarrito ogni traccia di umanità.
La trama
La trama si sviluppa su due piani paralleli: da una parte c’è Johann Adami, un medico imprigionato a Dachau per essersi opposto al regime nazista; dall’altra Ada, sua figlia, che vive a Trieste. Entrambi si ritrovano a indagare su omicidi apparentemente scollegati, accomunati però dal desiderio di trovare la luce della verità in un mondo dominato dalla devastazione, dove restare umani sembra essere l’unica ancora di salvezza.
«Non c’erano parole che potessero descrivere come ciascuno vedesse nell’altro la devastazione di ciò che un tempo era stato. Quelle parole non le avrebbero trovate per lungo tempo, forse mai.»
La costruzione dei personaggi è l’aspetto che mi ha colpito maggiormente. Tuti li sviluppa entrambi con grande cura: Johann è un uomo colto e razionale, profondamente legato alla scienza e alla conoscenza; Ada, invece, è più vulnerabile ed emotiva. Prova paura e rabbia, è dilaniata dai dubbi, ma rimane comunque ancorata alla concretezza. Entrambi sono delineati attraverso sfumature che intrecciano luci e ombre, rendendoli estremamente credibili e reali.
L’autrice costruisce inoltre un “terzo personaggio”: il rapporto che lega Ada e Johann, un filo conduttore che mantiene i protagonisti costantemente uniti anche quando sono separati. I capitoli a loro dedicati si alternano, creando un doppio ritmo narrativo: uno più psicologico, legato a Johann e alla sua detenzione; l’altro più disperato, immerso nella Trieste occupata dai nazisti. La tensione rimane alta fino all’ultima pagina.
«A volte il coraggio ha bisogno di tempo per montare, si disse. Come una mareggiata che inizia con un’onda gentile.»
Due parole sulla scrittura
La scrittura di Ilaria Tuti è molto curata, elegante, precisa e fortemente evocativa. Il suo punto di forza risiede nella ricostruzione degli ambienti, che non servono soltanto a raccontare la storia, ma soprattutto a rappresentare gli stati emotivi dei personaggi.
Utilizza una lingua potente e, al tempo stesso, poetica. Non risulta mai pesante, non cede alla sciatteria né indulge in particolari macabri gratuiti. Tuti riesce a raccontare l’orrore attraverso la poesia, scegliendo di salvare quel briciolo di umanità che ancora resiste.
I dialoghi sono sobri, puliti e coerenti con i personaggi. L’ambientazione storica è costruita in modo esemplare: la Trieste occupata, la Risiera di San Sabba, Dachau, i rapporti tra nazisti, fascisti e partigiani; tutto appare frutto di una documentazione accurata.
«Il mondo è da sempre un giardino dove passeggiano bestie feroci, tenute a bada da labili confini. La guerra spalanca solamente loro le porte.»
Lo stile di Risplendo non brucio è semplice, ma mai banale. È letterario, perché molto curato, ma al tempo stesso accessibile: non risulta artificioso né pesante. La crudeltà della guerra non viene mai urlata; Tuti la descrive in modo controllato e lucido, attraverso dettagli piccoli ma incisivi, sguardi, odori e gesti trattenuti. Questo rende il romanzo ancora più potente.
Il tono introspettivo caratterizza l’intera vicenda: i pensieri dei personaggi si mescolano alle loro azioni, mentre l’azione stessa cede spesso il passo alla riflessione, tanto che alcuni passaggi possono risultare più lenti. Lo spazio dedicato all’interiorità dei personaggi e alla loro costruzione psicologica prevale sul dinamismo della storia.
Risplendo non brucio è un romanzo emotivamente intenso e profondo, che non conquista il lettore soltanto attraverso i colpi di scena, ma soprattutto grazie alla sua capacità di ricostruire la memoria. È un libro che rimane cucito addosso nonostante l’incedere del tempo.
«La carità non è vera, se non è sovversiva.»
L’autrice
Ilaria Tuti è una scrittrice italiana contemporanea, nota per una narrativa intensa e raffinata, capace di unire suspense, profondità psicologica e grande attenzione alla ricostruzione storica e ambientale. Il romanzo che l’ha resa celebre è Fiori sopra l’inferno, da cui emerge il personaggio di Teresa Battaglia, profiler anziana e anticonvenzionale protagonista di una serie di thriller molto apprezzati, da cui sono state tratte anche produzioni televisive.
L’autrice intreccia indagini complesse, fragilità umane e paesaggi aspri e suggestivi, che diventano parte integrante del racconto. Accanto al thriller troviamo romanzi storici di forte impatto emotivo, come Fiore di roccia e Come vento cucito alla terra, dedicati in particolare alla memoria femminile e agli eventi traumatici del Novecento.
In queste opere emerge la sua capacità di raccontare la guerra, il dolore e la violenza senza rinunciare a uno sguardo poetico e profondamente umano. La sua scrittura si distingue per uno stile elegante, evocativo e preciso: una lingua ricca di immagini, capace di descrivere l’orrore senza compiacimento e di restituire dignità ai personaggi più fragili o dimenticati dalla storia.
Un esempio significativo sono le “portatrici” raccontate in Fiore di roccia: donne umili che, durante la guerra, caricavano sulle spalle viveri e munizioni per portare conforto e sostegno ai soldati tra le montagne.
«C’è sempre speranza, sembrava insegnare. Ignora il dolore, ignora la stanchezza, va’ avanti. Sopravvivere è sempre un atto feroce. Sii feroce.»
Buona lettura!

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