Recensione e intervista · Thriller psicologico

Silenzi nascosti

Il peso delle parole taciute e la fragilità delle verità nascoste.

Copertina di Silenzi nascosti di Annelies Romanin
Silenzi nascosti · Annelies Romanin · iDobloni Edizioni

Uscita: 20 ottobre 2026 · Brossura ed ebook · ISBN 9791281749238

La montagna, il silenzio e il senso di appartenenza

La montagna esercita un fascino particolare. La osserviamo dal basso, ne ammiriamo l’imponenza e il profilo severo. Quella stessa altezza può suggerire distanza e isolamento: i paesi arroccati tra le vette sembrano difficili da raggiungere, ancora più difficili da abitare. Poi percorriamo quelle strade, impariamo a riconoscere le case e le abitudini di chi vi abita, e la distanza comincia ad accorciarsi. Il luogo che ci intimoriva finisce per avvolgerci come una coperta nelle sere più fredde.

Questa duplice natura dei luoghi attraversa Silenzi nascosti, il thriller psicologico di Annelies Romanin, pubblicato da iDobloni Edizioni nella collana EnIgMi. Freudenthal, dove si svolge la vicenda, respira insieme ai personaggi. Muta con gli avvenimenti, assorbe le inquietudini e restituisce un senso di protezione che può diventare chiusura. La valle offre riparo, ma rende anche più difficile sottrarsi agli sguardi degli altri.

La domanda su chi protegga chi — la valle i suoi abitanti oppure gli abitanti la valle — accompagna la lettura. Una comunità si riconosce nei gesti, nelle consuetudini e nella solidarietà quotidiana. Quando la protezione diventa necessità di nascondere, però, il senso di appartenenza può trasformarsi in un confine.

L’infanzia e la responsabilità degli adulti

Leni conosce le storie degli altri e ha imparato ad ascoltare anche ciò che rimane inespresso. Arriva a Freudenthal per seguire il caso di un bambino che ha improvvisamente smesso di parlare. Gli avvenimenti inquietanti e le somiglianze con frammenti del proprio passato incrinano la distanza che aveva costruito per proteggersi. L’indagine assume così una dimensione personale, mentre i ricordi diventano incerti e la verità sempre più scomoda.

La vicenda porta a interrogarsi sulla responsabilità della famiglia nei confronti degli equilibri fragili dei bambini. La casa dovrebbe essere il primo luogo della fiducia; può invece diventare lo spazio nel quale si raccolgono tensioni, omissioni e paure difficili da comprendere. I più piccoli percepiscono ciò che gli adulti credono di nascondere, senza avere sempre le parole per raccontarlo.

Il silenzio del bambino apre nel romanzo uno spazio di ascolto. Invita a riconoscere una sofferenza senza pretendere di interpretarla subito, rispettando la complessità di una persona ancora in formazione. Proteggere significa anche evitare che un figlio diventi il custode delle fragilità degli adulti.

Il delicato compito di chi ascolta

L’interesse dell’autrice per la psicologia infantile e sociale trova qui un terreno narrativo fertile. La storia offre l’occasione per soffermarsi sul lavoro di assistenti sociali e psicologi, chiamati a entrare nelle vite altrui nei momenti più vulnerabili. Servono preparazione, metodo e sensibilità per costruire fiducia e riconoscere ciò che richiede attenzione.

Ascoltare richiede tempo. Significa osservare senza forzare una confessione, accogliere le esitazioni e saper attendere. Il desiderio di capire deve convivere con il rispetto per chi ancora non riesce a raccontarsi. Con i bambini questa responsabilità diventa particolarmente delicata: ogni parola va misurata, ogni intervento deve tenere conto della persona e del suo contesto.

Anche chi offre aiuto porta con sé una storia. Leni mette in luce il peso emotivo di questa posizione: comprendere le ferite degli altri non rende immuni dalle proprie. Quando il caso incontra il passato personale, la distanza professionale si incrina e l’ascolto diventa anche un confronto con ciò che si è cercato di tenere lontano.

I segreti e il rumore del silenzio

Nel romanzo il silenzio assume consistenze diverse: è quiete, riservatezza, difesa, ma anche omissione e paura. Il rumore può farci compagnia e distrarci; il silenzio lascia emergere ciò che continuiamo a rimandare. La domanda decisiva riguarda allora il modo in cui abitiamo entrambi e ciò che chiediamo loro di coprire.

I segreti tolgono al silenzio la sua quiete. Lo riempiono di esitazioni, ricordi e verità che nessuno vuole pronunciare. Come la nebbia, avvolgono le persone e cambiano i contorni di ciò che sembrava conosciuto. Quando la vita ci sorprende e ci sommerge, anche i luoghi familiari possono apparire diversi: una casa continua a offrire riparo e, nello stesso tempo, custodisce ciò che fa male.

La suspense nasce anche da questa ambivalenza. Scoprire la verità significa esporsi alle sue conseguenze, rivedere i legami e mettere in discussione la propria memoria. La fragilità diventa una parte essenziale dei personaggi, qualcosa che chiede attenzione prima ancora di una spiegazione.

La misura della scrittura

La scrittura di Annelies Romanin è attenta, riflessiva e calma. Costruisce la suspense attraverso i dettagli e un ritmo controllato, lasciando alla tensione il tempo di crescere. Ogni elemento cerca il proprio equilibrio nel racconto e mantiene un rapporto con ciò che lo precede e con ciò che verrà.

L’autrice cammina sul filo di una lama: accompagna il lettore dentro una materia inquieta, conservando cura per la storia e per le emozioni dei personaggi. La sua sensibilità emerge proprio nella misura, nella capacità di lasciare spazio alla fragilità senza sacrificarla alla ricerca dell’effetto.

Silenzi nascosti offre così una lettura nella quale il mistero si intreccia alla responsabilità, alla memoria e ai legami. Romanin è una voce emergente capace di incontrare i lettori del thriller psicologico con una narrazione equilibrata, attenta a quello che accade sotto la superficie.

In dialogo con Annelies Romanin

Le domande di Salvatore Sconzo e le risposte dell’autrice.

Domanda di Salvatore Sconzo: La valle protegge i suoi abitanti oppure è il comportamento dei suoi abitanti che protegge la valle?

Risposta di Annelies Romanin: La valle e i suoi abitanti sono legati in modo indissolubile, tanto che nel mio romanzo spero che l’ambiente venga percepito come un personaggio stesso della storia. Sono talmente collegati fra loro che i cambiamenti degli abitanti sono influenzati dalla valle stessa. I suoi abitanti con il loro comportamento ostile tendono a voler proteggere il loro paese, la loro valle e la loro riservatezza. Di contro è proprio la conformazione della valle che fa quasi da scudo agli abitanti dalle storture del mondo esterno, anche se come vedremo al suo interno le storture a loro volta non mancano.

Domanda di Salvatore Sconzo: Nel romanzo si percepisce fin da subito che il silenzio è una parte fondamentale per raccontare qualcosa che non potrebbe essere raccontato differentemente. Da donna altoatesina, credi che sia più rassicurante il silenzio o che il rumore invece riesca a tenerci compagnia o addirittura sia un anestetico capace di non farci sentire i possibili rischi?

Risposta di Annelies Romanin: Il silenzio assume un significato differente a seconda della dimensione che abita. Può avvolgere ed essere rassicurante, oppure inquietante, oscuro, punitivo. Può proteggere, ma a volte nascondere e creare dolore. Nella cultura altoatesina il silenzio ha una sua sacralità e assume un significato specifico, ha una funzione rassicurante che tiene lontano dal frastuono della vita, ma allo stesso tempo mantiene pure un’ambivalenza tutta sua. Spesso in nome di un silenzio che non deve essere violato si mente, si nega l’evidenza, si nasconde e si pratica l’omertà. Trovo interessante esplorare questa dimensione esaminandone tutti gli aspetti, perché è come se non esistesse un solo silenzio, ma diversi, ognuno con una sfumatura differente.

Domanda di Salvatore Sconzo: La gente di alcuni luoghi è ruvida, niente moine né abbracci, ma quando c’è da aiutare qualcuno tutti si sbracciano e lavorano sodo. Essere pratici è un linguaggio nascosto per proteggere le emozioni o è soltanto un modo per risolvere un problema che potrebbe divenire di tutta la comunità?

Risposta di Annelies Romanin: Le due interpretazioni non si escludono, ma si completano. Nelle comunità montane la praticità può essere un modo per proteggere le proprie emozioni e, allo stesso tempo, una forma di responsabilità verso gli altri. Dietro modi apparentemente ruvidi può nascondersi una sensibilità profonda, che non sempre si esprime a parole, ma si manifesta attraverso i gesti concreti. E questi gesti sono messi a disposizione di un problema del singolo prima che possa diventare di tutti. In queste comunità si tende a chiudersi a riccio, tutti si conoscono, tutti si aiutano e non viene richiesto un comportamento che bada alla forma, quanto alla sostanza. Difficilmente qualcuno esprimerà le sue emozioni apertamente, ma altrettanto difficilmente qualcuno si tirerà indietro per aiutare il prossimo.

L’autrice

Per Annelies Romanin, lettura e scrittura sono passioni coltivate fin dall’infanzia. Nel 2022 vince il concorso Ladri a Milano con La ladra di Covi, poi incluso nell’antologia Ladri a Milano Vol. 3; nello stesso anno Darthbue entra nei Racconti del Trentino-Alto Adige. Seguono il riconoscimento dell’Associazione D come Donna nel 2023 per Un viaggio senza viaggiare e il quarto posto al concorso C.I.B.O. nel 2024 con Una morte stellata. Da settembre 2025 collabora con Il Covo della Ladra e Il Calamaio Elettronico. Il suo interesse per la psicologia infantile e sociale accompagna l’attenzione alle emozioni e alle zone d’ombra dei rapporti umani.

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