L'albergo delle tre rose

Augusto De Angelis


L’albergo delle tre rose
di Augusto De Angelis
iDobloni Edizioni In questa indagine, il mondo claustrofobico e inquieto del commissario De Vincenzi si impone in tutta la sua forza. Con la scelta di ambientare l’intera vicenda all’interno di un unico luogo - L’albergo delle Tre Rose, un tempo elegante ma ormai decaduto - Augusto De Angelis conferma il suo talento e la sua passione per un tipo di giallo dove il mistero dell’assassinio non è l’unico focus narrativo.

In questa storia, infatti, ciò che conta davvero è l’intreccio complesso e stratificato dei segreti, delle bugie e dei sospetti. Ogni personaggio è coinvolto in un meccanismo raffinato e contorto, fatto di astuzie e premeditazioni, in cui tutti sono colpevoli di qualcosa e ciascuno ha qualcosa da nascondere.

Tutto ha inizio con il ritrovamento del corpo di un giovane, trovato impiccato in una delle stanze dell’albergo. Il commissario De Vincenzi, con il suo modus operandi, induttivo, umano e psicologico, si trova a indagare tra giocatori incalliti, bambole in porcellane inquietanti (anticipando i racconti moderni) e donne dai comportamenti ambigui. Ma, come sempre, per lui scoprire il colpevole non basta: deve anche comprendere i lati oscuri della mente che ha portato a compiere quel gesto. Perché il delitto, per De Vincenzi, non è mai solo un fatto: è un sintomo.

Attraverso la sua penna sottile e tagliente, Augusto De Angelis si afferma come uno dei padri del giallo italiano. Assieme a scrittori come Giorgio Scerbanenco, ha creato un universo narrativo dove il noir e il poliziesco diventano strumenti per leggere la società, l’animo umano, le sue deviazioni.

Nei suoi romanzi, i personaggi non sono mai soltanto tessere da mettere a posto o semplici pedine al servizio della trama, ma universi narrativi a sé stanti. De Angelis li analizza con precisione chirurgica, li smonta, li mette a nudo. E in questo modo invita il lettore al confronto, come un giudice lo chiama in causa: non basta scoprire il colpevole, bisogna chiedersi perché.

È questo il genio di De Angelis: uno scrittore che ha saputo sfidare i pregiudizi del suo tempo, ha affrontato la censura del regime fascista fino a pagarne le conseguenze sulla propria pelle. La sua scrittura è diretta, schietta, priva di orpelli: la sua classe sta proprio nella semplicità e nella chiarezza, nella capacità di scavare nell’animo umano senza brutalità, come farebbero Poirot o Maigret, ma con uno sguardo tutto italiano, carico di malinconia e disillusione.

Nato a Roma ma adottato dalla grande Nespola - così come Milano è definita dal genio Andrea Ferrari, e
così come Scerbanenco, Agatha Christie e Leonardo Sciascia, anche De Angelis costruisce un impianto teatrale, in cui il luogo diventa palcoscenico. Nell’albergo si muovono luci e ombre, illusioni e verità, su uno sfondo politico e sociale che è quello dell’Italia milanese del Novecento: un paese spaccato, diffidente, in fermento, in cui il crimine spesso racconta molto più di quanto sembri.

In ogni capitolo aleggia un senso costante di attesa, di minaccia, di paura. Il vizio è descritto come una dolce debolezza, forse da condannare, ma sempre da comprendere. Perché nei romanzi di De Angelis, come nella vita, nessuno è mai del tutto innocente o del tutto colpevole.

L’Albergo delle Tre Rose è un noir, un giallo, un poliziesco. È uno dei grandi classici del primo Novecento, oggi riscoperto da iDobloni Edizioni, casa editrice capace di restituire valore ai capolavori dimenticati della letteratura italiana, e di offrire uno sguardo nuovo anche sulla narrativa contemporanea e futura - perché, per noi lettori appassionati, la buona letteratura non ha tempo e quella classica, ripescata e a cui viene regalata una nuova vita elogia la passione e la vita.

Buona lettura!