Un viaggio nei labirinti dell’anima e della lettura

di Salvatore Sconzo

Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa

Mondadori

Ci sono libri che sembrano parlare solo di altri libri, e poi ci sono storie che,
attraverso le pagine, parlano direttamente di noi. Il gatto che voleva salvare i libri di
Sosuke Natsukawa appartiene a questa seconda categoria: un romanzo che usa il
fantastico, l’onirico e la dolcezza per interrogare il nostro rapporto con la lettura, la
memoria e la lentezza.

Il giovane Rintaro, timido e introverso, appena colpito dalla perdita del nonno, si
ritrova custode di una piccola e angusta libreria polverosa. È in questo spazio sospeso
tra realtà e ricordi che compare Tiger, un gatto esigente e sarcastico, come soltanto i
felini domestici sanno essere, deciso a trascinarlo in una missione singolare: salvare i
libri.

Perché i libri non sono oggetti, essenza. Come la vita.

Un romanzo sui libri, ma ancora di più sul lettore.
Natsukawa smonta, uno dopo l’altro, gli inganni della società moderna nei confronti
della cultura:
• chi accumula libri senza leggerli, come fossero trofei
• chi li sacrifica sull’altare della produttività
• chi vuole semplificarli fino a svuotarli
• chi confonde velocità con conoscenza

Attraverso i tre “labirinti”, Rintaro incontra caricature di un mondo che ha
dimenticato la capacità di ascoltare e di immergersi. E la critica è si gentile ma
affilatissima: il problema non è il digitale, ma l’incapacità di restare, di concedersi la
lentezza che la lettura richiede.
Il romanzo ricorda che leggere non è un atto passivo, né un esercizio di possesso.
Leggere è una responsabilità: capire, dialogare, mettere in discussione, lasciarsi
cambiare.

L’onirico come specchio della perdita.
Il cuore del romanzo batte proprio in quei labirinti impossibili, sospesi tra sogno e
allegoria. Non sono semplici evasioni: sono la forma con cui Rintaro affronta ciò che
non riesce a nominare nel mondo reale.
Nel viaggio con Tiger, il ragazzo incontra se stesso:
• il dolore della perdita
• la solitudine che il nonno riempiva
• il bisogno di essere visto
• il desiderio di trovare una propria voce
Il fantastico diventa cura, come spesso accade nella letteratura giapponese
contemporanea: non fuga, ma rivelazione.

Tiger: un gatto, una guida, un confine.
Perché proprio un gatto? Perché i gatti, sono animali affascinanti e vivono
esattamente a metà tra i mondi, come gli eroi delle storie di iniziazione.
Tiger è:
• indipendente e insofferente alle regole
• saggio quanto basta, ma sempre ironico
• misterioso come i bakeneko del folklore
• specchio della parte più coraggiosa (e più scomoda) di Rintaro
Il gatto dice ciò che Rintaro non vuole ammettere. È la voce che forse il nonno gli
avrebbe dato, se avesse potuto restare un po’ più a lungo.

Personaggi che incarnano fragilità e resistenza.
• Rintaro, etico e sensibile, è un protagonista raro: cresciuto non attraverso gesti
eroici ma tramite la gentilezza.
• Sayo, concreta e luminosa, rappresenta la realtà che chiama. Ricorda che il
mondo fuori esiste e aspetta.
• I guardiani dei labirinti sono caricature della società moderna, ciascuno
intrappolato nella propria visione distorta della lettura.
Il risultato è un romanzo che sembra semplice, ma che lavora in profondità, come
quelle ferite che non si vedono ma cambiano il modo in cui abitiamo il mondo.

Il messaggio, palese e nascosto.
Messaggio esplicito?
I libri vanno salvati. Ma non per essere collezionati: per essere vissuti.
Messaggio nascosto?
Il viaggio dentro i labirinti è il viaggio dentro il lutto.
Il romanzo suggerisce che il dolore non si supera girandosi dall’altra parte, ma
attraversandolo con lentezza, come si sfoglia una pagina dopo l’altra. Rintaro salva i
libri per salvare, in fondo, se stesso.

In conclusione.
Il gatto che voleva salvare i libri è un libro che non chiede di essere capito: chiede di
essere ascoltato.
Parla a chi ama le storie, a chi le custodisce, a chi sa che un libro è un luogo in cui
tornare quando il mondo fa troppo rumore.
È una lettura che scorre a passo di gatto: silenziosa, attenta, capace di infilarsi tra le
pieghe del cuore senza che ce ne accorgiamo.
L’onirico è uno dei territori più antichi e più fertili della narrativa. Nasce prima della
letteratura stessa — anzi, nasce nel momento in cui l’essere umano comincia a
raccontare i sogni per dare una forma a ciò che non capiva. Ma la sua importanza
cresce, si trasforma e assume significati diversi in ogni epoca.
In un’epoca che corre, Natsukawa ci ricorda che certe strade o alcuni percorsi —
quelli che salvano i libri e forse anche noi stessi — si percorrono con lentezza, nel
punto esatto dove la carta respira e la memoria trova casa.

Buona lettura!

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