Quando i morti raccontano ancora

di Salvatore Sconzo

Avventure postume di personaggi illustri di Roberto Alajmo e Marco Carapezza

Sellerio Editore

Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che, mentre li attraversi, sembrano guardarti di rimando. Avventure postume di personaggi illustri appartiene a questa seconda, rara specie: un gioco letterario che è anche una carezza alla memoria, un sorriso che si allunga fino a diventare riflessione.

Ad aprire il sipario, come una chiave ironica infilata nella serratura dell’eternità, è Marcel Duchamp con il suo beffardo e luminoso: «D’altronde, a morire sono sempre gli altri.»
Una frase che non è solo un incipit, ma un manifesto. Perché qui, in queste pagine, i morti tornano — non come ombre, ma come possibilità.

Gli autori: architetti dell’oltre

Roberto Alajmo, palermitano, è autore, giornalista e drammaturgo, voce raffinata della letteratura contemporanea italiana. La sua scrittura ha sempre avuto il dono dell’ironia sottile e di uno sguardo capace di smascherare il reale senza mai ferirlo. Accanto a lui, Marco Carapezza, studioso e intellettuale, contribuisce con una sensibilità che intreccia filosofia, letteratura e una certa leggerezza pensante, mai superficiale.

Insieme costruiscono un piccolo teatro dell’assurdo, dove il postumo diventa terreno fertile per interrogarsi su ciò che resta — e su ciò che non se ne va mai davvero.

Pirandello e gli altri: la compagnia degli immortali

Tra le presenze evocate, non poteva mancare Luigi Pirandello, il grande architetto dell’identità frantumata. La sua ombra aleggia come una regia invisibile: i personaggi, anche dopo la morte, continuano a cercare un autore, o forse una verità che li giustifichi.

Gli autori citati nei racconti non sono semplici nomi, ma radici: ognuno di loro rappresenta una linea di tensione tra ciò che è stato scritto e ciò che continua a scriversi nel tempo. La loro importanza non è celebrativa, ma viva: vengono risvegliati, interrogati, talvolta persino contraddetti. E in questo dialogo, il lettore si ritrova spettatore e complice.

I racconti: mappe dell’impossibile

La raccolta si muove attraverso dieci racconti che sembrano piccoli esperimenti di resurrezione narrativa. 

  Evita Peròn - L'odissea della santa laica
  Luigi Pirandello - Tre funerali e mezzo
  Vladimir ič Lenin - L'imbalsamazione di Stato 
  Giuseppe Mazzini - Il corpo di legno   
   Jeremy Bentham - Poiché sono statua  
  Francisco Goya - La congiura della decapitazione  
  Moliére - ça controversia della sepolturas  
  Cartesio - tre teste e due funerali  
  Papa Formoso - Processo al cadavere  Sant'Agata - Tranci di devozione

(ogni titolo è una soglia, ogni racconto una deviazione dal reale)

E proprio Tre funerali e un mazzo merita una sosta più lunga, quasi un silenzio. Perché qui accade qualcosa di raro: l’assurdo si piega fino a toccare il vero. L’avventura narrata ha il sapore della realtà, nonostante l’impianto surreale. È come se gli autori avessero scavato sotto la finzione fino a trovare una vena autentica, umana, inevitabile. La morte, i rituali, le coincidenze: tutto sembra incredibile, eppure necessario. Possibile. Forse accaduto davvero, o destinato ad accadere.

Una risata che somiglia alla nostalgia

Avventure postume di personaggi illustri è un libro che diverte — ma di quel divertimento che non si consuma nel riso. È un’ironia che lascia un retrogusto poetico, quasi malinconico. Si ride, sì, ma come si ride davanti a una fotografia ingiallita: riconoscendo qualcosa che ci appartiene.

Alajmo e Carapezza costruiscono un ponte sottile tra la letteratura e l’aldilà, ma senza retorica. Non c’è nulla di solenne, e proprio per questo tutto è profondamente rispettoso. I personaggi illustri non vengono celebrati: vengono restituiti alla loro fragilità, alla loro umanità.

Inchiostro che non conosce fine

C’è, in queste pagine, una verità semplice e disarmante: la letteratura non muore con chi la scrive. Continua altrove, in altre mani, in altre voci. Forse proprio in queste “avventure postume”, dove l’invenzione diventa un modo per non lasciar andare.

E allora, tornando a Duchamp, viene da pensare che sì — a morire sono sempre gli altri.
Ma a restare, ostinatamente, sono le storie.

Buona lettura!

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