I giorni in cui il cuore si sveglia

di Salvatore Sconzo

Lunedì mi innamoro

Enrico Fovanna
Giunti Editore

Ci sono romanzi che non hanno bisogno di colpi di scena per lasciare il segno. Storie che non alzano la voce, ma restano. Enrico Fovanna, con la sua scrittura sottile e profonda, ha ancora una volta il dono raro di trasformare la pagina in rifugio, la parola in memoria, la narrazione in ascolto.
Lunedì mi innamoro è un romanzo che nasce e si muove tra le pieghe dei ricordi, della nostalgia, delle occasioni mancate e di quelle inaspettatamente ritrovate. È la storia di Giorgio, giornalista riservato, uomo che ha imparato a custodire il silenzio. Un giorno d’inverno, una richiesta d’amicizia su Facebook scuote la sua quotidianità: è Febo, l’amico perduto, quello scomparso da trent’anni. Quella richiesta è scomoda, impossibile. Eppure arriva. E qualcosa, dentro, si rimette in moto.

Giorgio vive a Milano, ma le radici affondano tra i monti di Cravegna, nella Val Formazza, e soprattutto tra le mura del Collegio Fraccaro di Pavia. Da lì parte il racconto: dalla camera 27, dalle serate di chiacchiere e inquietudini, dalle prime amicizie che, come semi silenziosi, continueranno a germogliare nei decenni a venire.

Febo, Alberto, e qualche ragazza dai tratti indelebili: sono questi i volti che emergono da un passato che pare sospeso nel tempo. Figure scolpite con delicatezza e profondità, come fotografie sbiadite che tornano a respirare. Alcuni timidi, altri spavaldi, altri ancora sfuggenti, tutti inseriti in un quadro che sembra immobile, eppure muta a ogni pagina.

Febo, soprattutto. Il grande assente che è sempre presente. Affascinante, colto, magnetico, innamorato della musica, della parola, della vita. E, forse, già in bilico. Il suo personaggio resta avvolto nel mistero, fino all’ultima riga.

L’amicizia tra Giorgio e Febo sfugge alle definizioni. È un legame profondo, forse qualcosa di più, forse qualcosa che non è mai stato detto. Fovanna non forza la mano: suggerisce, lascia spazio al lettore, offre spiragli attraverso cui leggere l’ambiguità, la delicatezza, la potenza dei sentimenti non detti.

Ci sono anche l’identità, la solitudine, il corpo che cambia con il tempo e l’anima che resta fedele a un ricordo. E poi la perdita: vissuta, taciuta, rielaborata. Il romanzo è pervaso da un senso lieve ma costante di malinconia. Un sentimento che non opprime, ma invita ad ascoltare ciò che abbiamo lasciato indietro.

Sul fondale, gli anni ’80 universitari. Le biciclette per le vie di Pavia, le canzoni da registrare su cassetta, le serate lunghe, le parole troppo grandi per giovani troppo fragili. C’è anche il buio dell’eroina, che in quegli anni si infilava nelle vite senza preavviso, come una breccia. Fovanna non giudica: osserva, racconta con malinconia e tenerezza la deriva di un’epoca.

Il cuore del romanzo è nella memoria. Ricordare non è un esercizio malinconico, ma un gesto necessario di sopravvivenza. Giorgio è costretto a rileggere il proprio passato, a mettere ordine tra le ombre, le colpe, le parole mai pronunciate. Perché, per ritrovare sé stessi, serve il coraggio di guardarsi negli occhi.

Anche il bisogno di redenzione attraversa le pagine con discrezione. La scrittura diventa, allora, cura e strumento di riconciliazione. Perché a volte l’unico modo per andare avanti è tornare indietro, là dove tutto è cominciato.

Come sempre, Enrico Fovanna trasforma i luoghi in esperienze emotive. Pavia non è solo una città universitaria: è un tempo sospeso, un mondo che ritorna. Milano non è solo il presente: è un tempo che pretende risposte. E la montagna, sullo sfondo, rappresenta l’origine, la solitudine, la verticalità dell’anima. Le ambientazioni sono intime, evocative, capaci di raccontare senza spiegare.

Fovanna scrive con grazia, senza fronzoli, ma con una profondità che resta. La sua è una prosa che non urla, ma consola. Sa alternare introspezione e trama, malinconia e tenerezza, mistero e rivelazione. È una scrittura che accarezza le fragilità, che racconta l’animo umano senza semplificazioni, con delicatezza e rispetto.

Lunedì mi innamoro è un libro da leggere con lentezza, come si ascolta una vecchia canzone che non sapevamo di ricordare.
È un romanzo per chi ama le storie che curano senza promettere soluzioni, per chi cerca nella letteratura uno spazio di verità, di malinconia dolce, di memoria condivisa.
Da consigliare a chi crede che l’amicizia possa essere un atto di sopravvivenza, e il ricordo, un modo per restare vivi.

Buona Lettura.

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Lunedì mi innamoro

di Enrico Fovanna

Raccontato da Federico Benna

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