di Annelies Romanin
Poor di Katriona O’ Sullivan
“So che i nostri genitori non si sono occupati di noi in maniera adeguata. La colpa è loro, ovviamente. Ma anche il resto del mondo non si è occupato di noi in maniera adeguata, il che è ancora più grave. I miei genitori erano dei tossicodipendenti e questo è il motivo per cui tutto è andato in rovina. Ma le persone intorno a noi – la polizia, le maestre, i servizi sociali – nemmeno loro si rivelarono affidabili. Ci hanno spinto in un angolo e ci hanno spaventato. Come avremmo potuto crescere senza odiarle? I miei genitori mi hanno abbandonata, ma anche il mondo lo ha fatto. E il mondo era il posto dove mi toccava vivere.”
Poor, pubblicato in Italia a novembre 2025 dalla casa editrice People, è il toccante racconto autobiografico della dolorosa infanzia e della tormentata adolescenza dell’autrice. Katriona è una bambina povera che nasce e cresce immersa nelle brutture della miseria e del degrado più assoluto. Entrambi i genitori hanno stretto un patto diabolico con il mondo della droga e dell’alcol. A casa O’ Sullivan il frigorifero è sempre vuoto, i cucchiaini servono per scaldare “la roba” e la cioccolata viene comprata soltanto per utilizzare gli involucri di alluminio. Su un divano sporco, segnato dalle bruciature delle sigarette, siede sempre qualche sconosciuto: qualcuno che beve oppure si droga in totale libertà. In questa casa perfino Babbo Natale ha dimenticato l’indirizzo e, come direbbe Vasco Rossi, “qui non arrivano gli angeli”.
Katriona non sa lavarsi, non sa cosa significhi usare lo spazzolino con regolarità, un’abitudine che imparerà soltanto dopo i vent’anni. Eppure, in mezzo a tanto dolore, si appassiona ai libri e al mondo della scuola, dove, grazie al sostegno di un’insegnante empatica, troverà il suo rifugio sicuro.
“L’impatto dei docenti sulle bambine e sui bambini a cui insegnano è fondamentale: può essere negativo o può cambiar loro la vita.”
Il tema delle dipendenze attraversa più volte la sua esistenza, fino a permetterle di analizzarne con estrema lucidità tutti i meccanismi. Poor è un memoir che si distingue per uno stile narrativo molto particolare, guidato da una voce profondamente autentica e viscerale.
“Il fatto è che è difficile nuotare controcorrente. È più semplice fare il contrario. Se hai vissuto nel disagio e nella confusione tutta la tua vita, quella è la tua corrente, la cercherai sempre, anche se ti trascinerà nelle acque più profonde. In psicologia lo definiscono un set point; è dove ci troviamo maggiormente a nostro agio. Una volta che stabiliamo la norma, siamo portati a mantenere quel livello per rimanere all’interno del nostro range naturale.”
Stile di scrittura e ritmo
La scrittura è cruda e priva di filtri. L’autrice non indora la pillola, non ricerca compassione e non cede mai al vittimismo, ma racconta la miseria e le difficoltà di crescere con due genitori tossicodipendenti, in un mondo che non solo si è voltato dall’altra parte, ma ha scelto di chiudere gli occhi davanti all’orrore di ciò che stava accadendo. Scritto con un realismo tagliente, Poor è il ritratto di una famiglia povera, immigrata dall’Irlanda nel Regno Unito, i cui componenti sopravvivono annaspando all’interno di una società che sembra essersi dimenticata di loro.
Nonostante i temi affrontati siano particolarmente dolorosi, l’autrice riesce a mantenere un tono immediato e intimo, come se parlasse direttamente al lettore. La lingua utilizzata è semplice e diretta, priva di virtuosismi letterari. Pur nella drammaticità della vicenda, Katriona O’ Sullivan riesce a far filtrare ironia e amore anche nei momenti più bui, evitando di trasformare la propria storia in una lunga lettera carica di acredine, nella quale il pessimismo diventa l’unico protagonista.
Il ritmo narrativo è incalzante e travolgente: il lettore viene catturato dalle vicende della protagonista in modo quasi magnetico, tanto che, una volta iniziata la lettura, è difficile staccarsi dalle sue pagine. Sono inoltre presenti numerosi momenti di riflessione sociale che permettono di analizzare i meccanismi alla base della povertà e dell’emarginazione, conferendo al memoir una profondità che va ben oltre il semplice racconto autobiografico.
Dal mio punto di vista, alcuni episodi risultano, tuttavia, troppo rapidi e avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Inoltre, la continua successione di eventi drammatici può risultare emotivamente impegnativa per i lettori più sensibili. Chi cerca una storia di riscatto costruita secondo uno schema tradizionale potrebbe trovare il percorso dell’autrice meno lineare e più frammentato.
La scrittura, volutamente essenziale e priva di ricercatezze stilistiche, potrebbe non soddisfare chi predilige una prosa più elaborata o poetica. A mio avviso, però, quest’ultimo aspetto rappresenta più una precisa scelta stilistica che un vero difetto: la forza di Poor risiede proprio nella sua autenticità e nella capacità di raccontare una realtà durissima senza ricorrere ad artifici letterari.
Durante la lettura mi sono commossa più volte, in particolare nelle ultime pagine, dove l’autrice sceglie di non assumere quel tono d’accusa che avrebbe potuto adottare con estrema facilità. Al contrario, costruisce una profonda presa di coscienza che non assolve nessuno e nella quale ciascuno di noi è chiamato a interrogarsi sulla propria, seppur piccola, dose di responsabilità.
“Disumanizzare le persone più vulnerabili della nostra società è un buon modo per non aiutarle e non provare alcun senso di colpa.”
Due parole sull’autrice
Katriona O’ Sullivan è una sociologa, ricercatrice e docente universitaria irlandese. Cresciuta in un contesto di estrema povertà e segnata dalle dipendenze dei genitori, è riuscita a spezzare il ciclo dell’emarginazione grazie allo studio, fino a conseguire un dottorato e diventare una delle voci più autorevoli nel campo dell’inclusione sociale e dell’educazione. Con Poor, il suo memoir d’esordio, racconta senza filtri il proprio percorso di vita, trasformando un’esperienza profondamente personale in una riflessione universale sulle disuguaglianze, sulla povertà e sul potere trasformativo dell’istruzione.
Buona lettura!
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Voce di Violetta
Musica: My One And Denis Pavlov