Anima: quando l’uomo si frantuma

di Salvatore Sconzo

Anima di Wajdi Mouawad

Fazi Editore

Ci sono libri che raccontano una storia, e poi ci sono libri che scavano.
Anima appartiene alla seconda specie.

Il romanzo di Wajdi Mouawad — scrittore, drammaturgo e regista tra i più intensi della scena contemporanea — è un viaggio dentro il cuore oscuro dell’uomo, una discesa che usa il passo del thriller ma che in realtà cerca qualcosa di molto più antico: la radice del male.

La vicenda si apre con un atto brutale.
Un uomo torna a casa e trova la propria compagna assassinata. Da quel momento comincia una ricerca — quasi una caccia — che attraversa città, deserti interiori e memorie di guerra.

Eppure, ciò che rende Anima un romanzo unico non è soltanto la trama.
È il modo in cui viene raccontata.

Quando a raccontare sono gli animali

La scelta più radicale di Mouawad è narrativa e filosofica insieme:
ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un animale.

Cani, gatti, insetti, uccelli, cavalli.
Creature che osservano gli esseri umani da una distanza primordiale.

Non si tratta di un espediente letterario eccentrico.
È una trasfigurazione dello sguardo.

Gli animali non giudicano come noi.
Non cercano giustificazioni morali.
Osservano.

E nel loro sguardo l’uomo appare spesso per ciò che è:
una creatura fragile, violenta, incoerente.

Questa prospettiva cambia radicalmente la percezione del racconto.
Perché mentre gli esseri umani cercano senso, vendetta, giustizia, gli animali mostrano la nudità dei gesti.

Un animale non uccide per vendetta.
Non costruisce guerre.
Non organizza il male.

E proprio per questo la violenza umana appare ancora più incomprensibile.


Un linguaggio crudo, ma necessario

Il linguaggio di Mouawad è diretto, spesso brutale.
Non si sottrae alla descrizione della violenza.

Ma questa crudezza non è gratuita.

È necessaria.

Perché Anima affronta temi che non possono essere addolciti:
• la guerra
• la memoria delle stragi
• il trauma dell’immigrazione
• la perdita dell’identità
• la violenza sistemica che attraversa la storia contemporanea.

Il protagonista non cerca soltanto l’assassino della donna che amava.
Cerca la spiegazione del male.

E questa ricerca lo porta a confrontarsi con un passato che riguarda interi popoli, intere terre devastate dalla guerra.

La guerra dentro gli uomini

Mouawad, nato in Libano e costretto all’esilio durante la guerra civile, porta dentro la propria scrittura una memoria che non è solo personale ma storica.

Nel romanzo la guerra non è soltanto uno scenario.
È una ferita che continua a vivere negli uomini.

La violenza privata e quella collettiva si confondono.

Un delitto domestico diventa la porta d’ingresso per interrogarsi su massacri, persecuzioni, migrazioni forzate.
Il male non è più un incidente isolato.
È una corrente sotterranea della storia.

La vendetta e la sua inutilità

Come in molti grandi thriller, la trama sembra muoversi verso un obiettivo chiaro: la vendetta.

Ma Mouawad smonta lentamente questa aspettativa.

Perché la vendetta, nel mondo di Anima, non restituisce nulla.
Non ricompone la perdita.
Non salva.

È un gesto umano — comprensibile, quasi inevitabile — ma spiritualmente sterile.

E qui il romanzo sfiora una dimensione quasi mistica.

Tra le pieghe del racconto emerge la domanda più antica:
se il male esiste, che posto ha il divino nel mondo?

Il mistero della fede

Nel romanzo affiora spesso il bisogno di credere.

Non una fede dogmatica, ma una tensione verso qualcosa che possa dare senso al dolore.

Le divinità, le tradizioni, le tracce spirituali diventano tentativi umani di affrontare ciò che sembra incomprensibile:
la crudeltà.

Eppure Mouawad non offre risposte definitive.
Lascia che il lettore si muova tra dubbio, compassione e inquietudine.



Personaggi che incarnano sentimenti

I personaggi di Anima non sono semplicemente individui.

Sono incarnazioni emotive.
• la rabbia
• la perdita
• la memoria
• il trauma
• il bisogno di giustizia.

In questo senso il romanzo si avvicina più alla tragedia che al thriller.
Il crimine iniziale diventa un punto di partenza per interrogare ciò che rende gli esseri umani capaci di distruzione — ma anche di resistenza.


Chi è Wajdi Mouawad

Wajdi Mouawad nasce nel 1968 in Libano.
Durante la guerra civile la sua famiglia è costretta a lasciare il paese: prima la Francia, poi il Canada.

Questa esperienza di esilio e dislocazione diventerà il cuore della sua opera.

Mouawad è conosciuto soprattutto come drammaturgo — basti pensare al ciclo teatrale “Il sangue delle promesse”, che include l’opera Incendi, da cui è stato tratto anche un celebre film.

La sua scrittura attraversa sempre le stesse grandi domande:
la memoria, la guerra, la famiglia, la colpa e la possibilità della riconciliazione.

Anima rappresenta uno dei suoi lavori narrativi più ambiziosi e radicali.

Perché leggere Anima

Leggere Anima significa accettare una sfida.

Non è un libro comodo.
Non è un romanzo che consola.

È un libro che costringe a restare dentro le domande.

Vale la pena leggerlo perché:
• usa una struttura narrativa unica, dando voce agli animali per ribaltare il punto di vista umano;
• affronta temi urgenti e contemporanei come la guerra, la migrazione, la violenza e la memoria;
• intreccia thriller, filosofia e spiritualità senza perdere la forza della storia;
• mette il lettore davanti a una domanda radicale: da dove nasce il male?

Ma soprattutto perché Anima ci ricorda che la letteratura può ancora essere uno strumento per guardare l’oscurità senza distogliere lo sguardo.

Il silenzio degli animali

Alla fine di Anima resta una sensazione difficile da definire.

Non è consolazione.
Non è nemmeno disperazione.

È piuttosto un silenzio.

Il silenzio degli animali che attraversano la storia umana senza comprenderla davvero.
Che osservano le nostre guerre, le nostre vendette, le nostre ferite.

E forse proprio per questo la domanda più inquietante del romanzo non riguarda il male.

Riguarda noi.

Perché, dopo aver visto tutto ciò che siamo capaci di fare, resta una sola possibilità:
continuare a chiedersi se, da qualche parte dentro di noi, esista ancora un luogo dove l’anima — quella vera — non abbia imparato la violenza.

E forse è proprio per questo che libri come Anima sono necessari.

Perché non ci proteggono dalla verità.
Ma ci obbligano, almeno per un momento, a guardarla negli occhi.

Buona lettura!

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